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Ereen Nuur

Mongolia - Agosto 2007

Non poteva certo immaginare

Non avrei potuto certo immaginare quello che sarebbe successo.
Guardando il cielo di un azzurro intenso.
Una palla dorata rifletteva il sabbia delle dune e le poche nuvole sparse nella limpidezza del lago.
Tutto era di una semplicità incredibile.
Tutto sembrava perfetto, come le striature del vento sulla sabbia.

Dune. Cosa ci faranno poi delle dune di sabbia fina in mezzo a questa prateria…
Il verde arriva fino a che il mio guardo può spaziare sui tre lati liberi.
Gli occhi si strizzano in una fessura.
Un mare, verde fino all’orizzonte e anche più in là.
Poi il rosso del tramonto ha inondato tutto.

Le ultime immagini impresse nelle mie pupille:
Un branco di cavalli selvaggi in mezzo al nulla.
Il mio padrone mi ha legato vicino al pozzo.
Sono in pace, ho acqua e cibo in quantità.
Il mio padrone è buono. Non poteva certo immaginare.

L’ho sentito arrivare da lontano. Ne ho sentito i rintroni in lontananza.
L’ansia si è impossessata di me. Ho provato a gridare.
Inutile. Sempre più vicino.
Finché il cielo si è illuminato come in pieno giorno coprendo il manto stellare.
I bagliori squarciavano in due il cielo attraverso la prateria.

Tempesta. Fino alle prime luci dell’alba.
Ho tremato di terrore,
per il senso di impotenza davanti allo spettacolo della natura.
Ma alla fine di tutto a chi possono interessare
l’ansia, la paura e le riflessioni di un cavallo mongolo?

Silvia Falugiani